Eros pop
Questo è il punto della notte
– ore 0:33 – detto del non ritorno. A quest’ora di solito, spinto da qualche
smania di potere o forse soltanto noia acuta, mi lascio condurre per strade
libere, dove le lettere ballano sulla tastiera. Una canzonetta mi frulla in
testa, sembra un nervo di carne che non riesco a levar da un dente. La cantante
continua a sospirare, come se nello studio di registrazione avesse un fallo
dritto che la penetra profondamente, come se si fosse strusciata ad un palo per
tutto il tempo della canzone. Poi, nell’ultimo verso della canzonetta, il
sopraggiungere grintoso dell’orgasmo, colato lungo il palo lucidato come il
cranio di un lebbroso. Dopo la registrazione una sosta al camerino,
probabilmente per cambiarsi le mutandine, e forse un altro filo di rossetto,
sbaffato dall’ultima prestazione orale. Una pacca sul culo e la cantante si
ritrova di nuovo sul palco, questa volta vestita con un piccolo microfono che
sporge sensualmente vicino alla sua guancia. Sa adoperarlo il microfono, non
c’è che dire. Ogni movimento della sua bocca provoca negli spettatori presenti
in sala una pulsante erezione, ogni volta che sussurra qualcosa al microfono
sembra che lo voglia prendere in bocca, come se fosse un gelato da succhiare
nei suoi sogni da bambina, o un cazzo da addentare nei sogni da adulta. Ogni
santa volta che finisce il concerto qualcuno si è venuto nelle mutande,
immancabilmente. Quelli a cui è accaduto questo increscioso incidente sono
riconoscibili, camminano lentamente, con le gambe larghe e tentano in qualche
modo di mascherare la braghetta bagnata. I più deficienti non mascherano un bel
nulla, se ne vanno fuori, a spasso per le vie animate dalle ultime auto della
notte e fischiettano felici, con la venuta nelle mutande e tutto.
La cantante, ormai abbassate
tutte le luci, spenti i microfoni, ritirati gli strumenti nei loro astucci,
torna in camerino e si finisce con le dita. Un attimo prima dell’orgasmo vede
una vertigine viola sospesa su di lei nell’atto di attrarla. La cantante si
lascia attrarre e grida di gioia, è un unico delirio di gioia uterina, salta
come una leopardessa e poi cade, finalmente esausta, ai piedi di un prezioso
tappeto orientale.
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