In uno stato pseudo ipnotico vago per le vie puzzolenti di New York. Rigoli di spazzatura scivolano sull’asfalto pieno di macchie d’olio. Passo la 34th, poi la 35th e così via finche mi trovo davanti a Sbarro. Entro e ordino polpette. Polpette sugose ricche di calorie, da farti venire l’acquolina in bocca a pensarci. Dopo le polpette una torta allo yogurt con una ciliegia candita. Dopo il pasto le vie mi sembrano più chiare, più nitide. Apprezzo meglio l’architettura che mi si offre alla vista. Le guglie del Crysler Building sembrano antichi falchi dal becco sporco di sangue e di nuvole al tramonto. La Gran Central Station sembra l’entrata per l’inferno. Entro nella bocca dell’inferno e mi fermo davanti a un negozio di souvenir. Un giovane cinese sta sfogliando accuratamente un libro voluminoso che tratta di metropolitane e di treni di NYC. Sfoglia per intero il libro e poi ricomincia daccapo. Un poliziotto gli da scossoni, il cinese sembra non capire, non riesce neppure a visualizza...
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Eros pop Questo è il punto della notte – ore 0:33 – detto del non ritorno. A quest’ora di solito, spinto da qualche smania di potere o forse soltanto noia acuta, mi lascio condurre per strade libere, dove le lettere ballano sulla tastiera. Una canzonetta mi frulla in testa, sembra un nervo di carne che non riesco a levar da un dente. La cantante continua a sospirare, come se nello studio di registrazione avesse un fallo dritto che la penetra profondamente, come se si fosse strusciata ad un palo per tutto il tempo della canzone. Poi, nell’ultimo verso della canzonetta, il sopraggiungere grintoso dell’orgasmo, colato lungo il palo lucidato come il cranio di un lebbroso. Dopo la registrazione una sosta al camerino, probabilmente per cambiarsi le mutandine, e forse un altro filo di rossetto, sbaffato dall’ultima prestazione orale. Una pacca sul culo e la cantante si ritrova di nuovo sul palco, questa volta vestita con un piccolo microfono che sporge sensualmente vicino alla sua guanc...
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L’altra notte ho fatto un sogno strano – tanto per cambiare. Mi trovavo a Racconigi, nei pressi di casa mia e improvvisamente mi son messo a correre verso Cavallerleone. La strada pareva più lunga di quanto sia realmente, sembrava non finire mai. Ansimavo e boccheggiavo ma continuavo a correre come un ossesso, come se fossi inseguito da qualche demone con picca e tridente. Finalmente, dopo ore mi è parso, sono arrivato a Cavallerleone. Ma non era la città che conosco, molto più grande, con palazzi e strade alberate traboccanti di case. Incontro un tale su un pulmino VW che mi propone di andare a far visita a Ginsberg, alla casa di riposo. Nel sogno non ricordo se Ginsberg sia vivo o meno, comunque salgo sul pulmino. Giungiamo in un luogo che pare una tetra chiesa, appartata dietro a frasche e piante tropicali. E’ tutto molto buio e confuso qui. Presso l’altare della chiesa giace il solito Cristo morto, appeso alla croce. Ma stranamente questo Cristo è vivo, scende giù dalla croce, ...
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Un orrenda parodia “Ti interessano CD masterizzati” chiedo al mio collega Carota. “No, mamma dice che la musica mi avvelena il cervello”. “Ma non vai neppure a donne?”. “No, mamma dice che le donne sono tutte sguardrine succhia soldi”. “Hai provato la droga?”. “No, mamma dice che la droga mi annebbia il cervello”. “Che fai nel tempo libero?”. “Non faccio nulla, aspetto che arrivi il sabato per andare al mercato, amo il mercato, ci passerei giornate intere in un mercato affollato, anche se prediligo le ore in cui c’è poca gente. Ci vado la mattina presto al mercato, quando stanno montando le bancarelle. Vago per il mercato in cerca di un accendino a petrolio, il mio sogno è possedere un accendino a petrolio”. “Ho capito Carota, ami il mercato e un accendino a petrolio.” “Che farai quando la fabbrica chiuderà i battenti?”. Carota scuote la testa, come se fosse stato assorbito da una spirale paranoica. Scuote la testa e fissa il vuoto, con i suoi occhietti vispi color nocciola conte...
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Dido galleggia Dido galleggia nell’aria, inseguendo un linguaggio subconscio e planando negli strati bassi della biosfera, come per fuggire, svanire e andare sulla luna. Dido vuol andar a nascondersi sulla faccia buia della luna, niente luce, soltanto una timida lampadina che emette una potenza sufficiente per leggere la dicitura di un pacchetto di sigarette. Sulle sigarette sono apportate i numerini magici, il grado di asfalto presente nei tuoi polmoni. Dido vuol nascere un’altra volta, forse sotto le sembianze di un pesce, forse una falena che con spirito suicida va a schiantarsi contro un lampione rovente, con un solo mesto sfrigolio e mille pezzi in frantumi nella notte. Dido vuol giocare a dito ditolino, ma non ha l’età. Per ora si nasconde dietro a una masturbazione decisa, dietro a tende ricamate di un morboso rosa chiaro. Dido è perversa, satanica, trama nelle sua testa piani mentali mentre aspira profondamente boccate da una sigaretta che sempre le pende ad un ango...
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Ho fatto i conti con me stesso appena un mese fa e ne sono uscito vivo e trionfante. Erano i primi giorni di agosto, mi trovavo a Biella per far visita a mia figlia Aurora. Già sul treno per raggiungere Biella mi sentivo strano, come se tremassi dentro. Poi ho passato una notte praticamente insonne e il giorno dopo mi sentivo strano, avevo paura di tutto e il tremore è aumentato a dismisura. Verso l' ora di pranzo ho detto alla mia ex compagna che non avrei mangiato, ero agitatissimo, continuavo a vagare per l'appartamento freneticamente. Ho telefonato allo psichiatra che mi ha in cura senza ricevere risposta. Mi sentivo smarrito, in balia degli eventi. Sono andato a stendermi sul letto ma non ho preso sonno. La mia mente era attraversata da mille pensieri al secondo. Vedevo miraggi, il cuore mi rimbalzava nel petto e sentivo una fitta al centro dello sterno. Mi sono alzato dal letto ed ero uno zombie. Mia figlia voleva giocare ma io non riuscivo a connettere, come se fos...
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Tutto è ricominciato dopo una mattina di vento forte. Quel vento che ti smuove dentro, e ti fa venir voglia di essere un aquilone in cielo. E’ ritornata in me la voglia sfrenata di scrivere. Ho un gran tempo libero che mi permette di stare alla tastiera, niente all’orizzonte, soltanto pagine da riempire e pannelli da pitturare. Nessun cartellino da marcare, solo io seduto davanti all’altro me stesso che mi guarda. Io e il mio alter ego conviviamo bene assieme, ognuno si fa i fatti propri, non costringe l’altro a stupidi giochi di potere. Basta un balzo in avanti e l’altro me stesso prende il sopravvento e mi dà un’energia che sembra arrivare dalla gola, come un urlo smorzato o come un sorso di un liquore forte. Poi ritorno in me e il cuore torna a battere piano, calmo. Ma quando quell’altro mi urla dentro allora parto per la tangente e niente mi ferma. I sogni si fanno quasi reali e ho l’impressione di sognare ad occhi aperti. Ho come l’impressione di volare libero n...