Un orrenda parodia
“Ti interessano CD
masterizzati” chiedo al mio collega Carota. “No, mamma dice che la musica mi
avvelena il cervello”. “Ma non vai neppure a donne?”. “No, mamma dice che le
donne sono tutte sguardrine succhia soldi”. “Hai provato la droga?”. “No, mamma
dice che la droga mi annebbia il cervello”. “Che fai nel tempo libero?”. “Non
faccio nulla, aspetto che arrivi il sabato per andare al mercato, amo il
mercato, ci passerei giornate intere in un mercato affollato, anche se
prediligo le ore in cui c’è poca gente. Ci vado la mattina presto al mercato,
quando stanno montando le bancarelle. Vago per il mercato in cerca di un
accendino a petrolio, il mio sogno è possedere un accendino a petrolio”. “Ho
capito Carota, ami il mercato e un accendino a petrolio.” “Che farai quando la
fabbrica chiuderà i battenti?”. Carota scuote la testa, come se fosse stato
assorbito da una spirale paranoica. Scuote la testa e fissa il vuoto, con i
suoi occhietti vispi color nocciola contempla la fila di armadietti davanti a
lui e con un movimento automatico si gratta i baffi. “Non so che fare” pensa
tra se. “Non so proprio che fare” e improvvisamente scoppia a piangere, uno di
quei pianti fragorosi e lagnosi, come il pianto di un uomo che si sente
braccato dal mondo, dalla società, da tutto. “Non so che fare” continua a dire
mentre tira su col naso. Ora i suoi occhi sono assenti, come quelli di un
manichino a cui hanno tolto la corrente, cioè sarebbe così un manichino a
corrente se davvero esistessero manichini a corrente. Carota resta seduto e
tira su col naso, all’improvviso si alza in piedi e con una forza
sovrannaturale si scaraventa contro gli armadietti davanti a lui e si spacca la
testa.
Io scappo disgustato dalla
situazione, da quella stanza piena di disperazione e di puzza per una mancata
igiene personale. Scappo e corro fuori dal cortile della fabbrica e attacco a
gridare come un ossesso. Un uomo da una finestra degli uffici, un impiegato mi
pare, mi grida a sua volta: “Che hai da urlare tanto?” come se fosse scocciato.
Smetto di urlare e guardo su: insieme a lui c’è una segretaria che gli sta
facendo un pompino. Ora viene convulsamente, come un coniglio che annaspa
nell’erba. Se ne viene con un sorriso da ebete stampato in faccia.
Commenti
Posta un commento